La Simca 1500 è stata l'auto di famiglia dall'infanzia alla maggiore età. Mio padre l'acquistò usata nel
1970. Era appartenuta ad un medico di Campobasso e ricordo che per alcuni mesi conservò quella strana
targa che cominciava per CB. Era una macchina bellissima per me, ben diversa dalla Seicento che fino
ad allora ci aveva portato in brevi e lunghi tragitti. Non ricordo esattamente quando la vidi la prima
volta.
Ne ricordo due.
La prima, forse il vero primo incontro, fu a Casteldelpiano. Ero con mio nonno nel Parco della Rimenbranza e aspettavo che da Roma arrivassero papà, mamma e Marco, piccolo piccolo. Sapevo che non sarebbero arrivati con la seicento, ma con una macchina nuova. Ricordo il muso di quell'auto che si avvicinana piano e si accostava al giardino del parco. L'avrò riconosciuta perché si era avvicinata o perché avevo visto papà e mamma all'interno. Forse aveva suonato. Non so. Entrai nell'auto, che era piena, e parte del sedile posteriore occupata dal seggiolone di Marco.
La seconda era in via L.
Valerio, sotto casa. Vedevo la macchina per intero. Lunga, con il parabrezza inclinato e curvo, la linea moderna, le ruote bianche nella parte più interna, vicina al cerchione. Il freno
a mano era sotto il volante e il cambio una leva sottile che nasceva dal piantone. Il volante stesso era
caratterizzato da un semicerchio cromato nella parte inferiore che serviva da comando per il clacson. E il clacson aveva due toni! Il cruscotto aveva vari
bottoni (uno era lo starter) ed una levetta a cursore (per la regolazione
dell'aria) nella parte centrale rivestita di formica color legno. Il tachigrafo
segnava fino a centoottanta! Gli sportelli avevano la sicura, azionata con un
pernetto nella parte alta, vicino al montante centrale ed i finestrini scorrevano
in obliquo, lasciando una fessura via via crescente dal lato del montante. I
sedili, davanti e dietro, erano due divani in similpelle nera con il bracciolo
centrale a scomparsa nello schienale. Naturalmente aveva quattro porte e si
apriva anche dietro. Il vetro posteriore si abbassava con una manopola
dall'esterno e rientrava nel portellone che costituiva un unico piano con
l'interno. Il piano di carico si sollevava come una botola e sotto c'era la ruota
di scorta. Poi appresi che quella stessa botola serviva da tavolo da picnic una
volta rimossa e spiegate le gambe dal di sotto.
Papà battezzo quella macchina "Giammarca". Per noi fu per parecchio tempo la macchina rossa, anche se
rossa non era, ma bordeaux molto scuro.